Partorire in Africa, un’ antica usanza

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Le prime immagini di parto che ci sono pervenute risalgono all’antico egizio grazie ai geroglifici. Il simbolo del termine “partorire” è proprio una donna accovacciata. Alcune statue greche del 500 a.C. rappresentano donne nella medesima posizione. Da ciò si evince che anticamente le donne partorissero quasi sempre in posizione verticale: durante il travaglio in piedi, carponi nella fase del parto. La posizione assunta ai giorni nostri nacque verso la fine del XV secolo quando, le donne ricche, si rifiutarono di partorire come quelle più povere e così decisero di farlo, sempre nella propria abitazione, ma giacendo a letto.

Ancora oggi in alcune aree dell’Africa, le donne partoriscono nelle loro capanne assumendo quell’antica posizione.

Alcune non si recano in ospedale a causa di alcune credenze insite nella tradizione popolare, altre per l’oggettiva difficoltà di raggiungere l’ospedale. Infatti spesso esso dista molti chilometri dal villaggio ed è raggiungibile solo a piedi.

Ad esempio, a Sololo, un piccolo villaggio a nord del Kenya, la donna Borana partorisce ancora oggi nella parte più interna e più in ombra della sua capanna, assistita da una levatrice e da un’anziana della famiglia. La partoriente è  inginocchiata, aggrappata con le mani ad una corda legata in orizzontale ad altezza opportuna, mentre la levatrice è seduta di fronte a lei pronta per prendere il bimbo.

Alla nascita del piccolo, si aspetta che la placenta venga espulsa naturalmente prima di passare a tagliare il cordone ombelicale. Infatti per le levatrici del villaggio, la placenta e il cordone ombelicale non avrebbero nessuno scopo. E’ il feto che decide di venire al mondo e quando sente che è il momento, rompe con un calcio le membrane e, spingendo con la testa, si incanala per uscire.

 

Le condizioni igieniche in cui avviene il parto sono discutibili, è vero, ma si è notato che la posizione verticale ha in sé alcuni aspetti positivi: le contrazioni uterine sono più intense ed efficaci e la cervice si dilata più velocemente. In questo modo i tempi del travaglio si riducono considerevolmente.

Oggi negli ospedali occidentali più all’avanguardia si tende  a lasciare che la donna si metta  nella posizione che preferisce. Si è notato che molte donne istintivamente tendono a mettersi carponi. Inoltre durante la fase del travaglio, le ostetriche suggeriscono sempre, se la partoriente è in grado, di mantenere la posizione eretta in modo tale da accelerare la fase del travaglio.

Anche l’usanza per cui il taglio del cordone ombelicale avviene solo dopo l’espulsione della placenta, è considerata dai medici occidentali benefica e meritevole di essere mantenuta, perché fa in modo che il bambino continui a ricevere dalla placenta sangue ed ossigeno. Generalmente si ausculta il battito cardiaco del cordone ombelicale e si recide una volta che questo è cessato.

 

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